Alopecia Androgenetica

 

L’alopecia androgenetica è una condizione morbosa cronica, geneticamente determinata, caratterizzata da una progressiva superficializzazione, depigmentazione e miniaturizzazione, fino alla totale atrofia, dei follicoli piliferi ad opera degli ormoni androgeni ed, in particolare, del diidrotestosterone.

 

La denominazione è stata coniata da Ludwig nel 1962 ed indica i due maggiori fattori patogenetici della malattia cioè gli ormoni androgeni e l’ereditarietà.

Il carattere ereditario che si trasmette è il corredo enzimatico follicolare interessato alla captazione ed alla conversione degli androgeni e più precisamente:

  • le due forme isoenzimatiche della 5α-reduttasi
  • la P450-aromatasi,
  • la 3α-HSD,
  • la 17α-HSD,
  • il recettore citosolico degli androgeni.

La conversione più significativa nella patogenesi dell’alopecia androgenetica è quella operata dalla 5α-reduttasi che converte il testosterone in diidrotestosterone, l’ormone attivo a livello del follicolo.

 

L’incidenza della perdita dei capelli di tipo androgenetico, nel corso della vita, si avvicina al 100% negli uomini di razza caucasica e tra l’8 ed il 25% nelle donne ma gli studi nel sesso femminile possono aver escluso quei soggetti con bassi livelli di diradamento, facilmente camuffabili.

 

Condizioni cliniche associate

È noto che il 50% delle donne con alopecia androgenetica presenta una situazione di ovaio policistico di cui l’irsutismo ne è espressione.

Esiste uno studio americano che dimostra come circa il 50% delle pazienti affette da alopecia androgenetica, prive di ovaio policistico e senza gravi alterazioni ormonali, abbia un indice di massa corporea elevato, e come soprattutto l’8% di esse sia interessata da una obesità significativa.

Nell’uomo, le condizioni associate sono più importanti e gravi: si va dalla semplice ipertricosi del torace, all’ipertrofia prostatica, al rischio ischemico-coronarico.

Per quanto riguarda il rischio oncologico, è stata documentata solo una correlazione tra ipertrofia prostatica e alopecia androgenetica.

Uno studio ha dimostrato come i pazienti con ipertrofia prostatica benigna abbiano una alopecia di grado maggiore e come quelli con grave alopecia androgenetica e ipertrofia prostatica benigna siano più numerosi rispetto alla popolazione standard.

Esiste una correlazione positiva anche tra il rischio ischemico e l’alopecia androgenetica nei maschi sotto i 55 anni di età con una alopecia grave del vertice. Il rischio comprende la mortalità da malattia coronarica e si evidenzia un rapporto diretto con la velocità di progressione dell’alopecia androgenetica piuttosto che con il grado di gravità raggiunto da tale patologia.

 

Aspetti clinici

L' alopecia androgenetica si presenta in maniera differente nei due sessi.

  • Nell’uomo esita clinicamente in un arretramento della linea frontale dell’attaccatura dei capelli e nello sviluppo di un’area diradata a livello del vertice del capo;
  • Nella donna in un diradamento sempre più evidente dell’area centrale del cuoio capelluto.

 

Negli uomini che sviluppano alopecia androgenetica la caduta dei capelli può iniziare in qualsiasi momento dopo la pubertà.

Il primo cambiamento consiste, di solito, in una recessione bitemporale, presente nel 96% dei maschi caucasici sessualmente maturi compresi coloro nei quali la caduta di capelli non è destinata a progredire ulteriormente.

La recessione bitemporale, quindi, è fisiologica e dipende da meccanismi differenti da quelli della tipica calvizie del vertice e della parte centrale del cuoio capelluto.

Benché la densità dei capelli tenda a diminuire con l’età secondo uno schema dato, non c’è alcun modo di predire quale grado di caduta assumerà alla fine un giovane con principio di alopecia androgenetica.

In generale, coloro i quali cominciano a perdere capelli nella seconda decade sono quelli in cui l’alopecia progredirà maggiormente.

In alcuni maschi la caduta dei capelli può insorgere anche tardivamente, al termine della terza o durante la quarta decade di vita.

 

Nella donna la calvizie ha un inizio più tardivo, tra i 30 e i 40 anni, ed una progressione molto più lenta dell’analoga alopecia del maschio con un diradamento meno evidente ed una diffusione più ampia.

La patologia può manifestarsi in coincidenza di un cambiamento ormonale, ad esempio l’inizio o l’arresto dell’assunzione di pillole contraccettive, nel periodo post-parto, nel periodo post-pubarcale, in quelli perimenopausali e postmenopausali oppure in conseguenza di una sensibile variazione ponderale che altera l’equilibrio ormonale.

Nelle donne, rispetto allo schema visto negli uomini, la linea frontale viene generalmente conservata con la persistenza di una sottile frangia di capelli, mentre si assiste ad un progressivo diradamento, che diviene sempre più pronunciato, talvolta fino alla scomparsa totale dei capelli del vertice.

 

Malattia o condizione fisiologica?

Resta da stabilire se l’alopecia androgenetica sia una malattia vera e propria o una condizione fisiologica dovuta all’invecchiamento cronologico.

In effetti non esiste molta letteratura sull’argomento tuttavia si può citare un lavoro di Kligman nel quale si distinguono due situazioni, l’alopecia androgenetica e la “alopecia da invecchiamento”.

La prima si presenta prima dei 50 anni con un assottigliamento del fusto del capello nell’area centrale del cuoio capelluto nella quale si può arrivare ad avere un cuoio capelluto completamente glabro. Nella ”alopecia da invecchiamento”, invece, l’assottigliamento del fusto del capello può aver luogo solo dopo i 50 anni d’età e non si rinvengono fattori di familiarità in rapporto alla sua origine. Il diradamento interessa tutta la capigliatura e non esita mai in un cuoio capelluto completamente glabro.

Naturalmente, con l’avanzare dell’età, le due condizioni possono coesistere in quanto l’invecchiamento, purtroppo, non è gestibile.

 

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